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giovedì 1 settembre 2011

LAZZARELLA ADOTTATA

 LAZZARELLA A CASA DOPO 10 ANNI DI CANILE!












Lei è Lazarella, una bellissima femminuccia di 9 anni...
Data l'età qualcuno la definirebbe una "nonnina", ma se solo vedessero il modo in cui saltella nel suo box per attirare l'attenzione, capirebbero tutti che nell'animo è ancora una cucciola...
Lazarella è in canile...e lì non riceve l'amore che merita...che chiede...
I suoi occhi sono dolcissimi e in essi si leggono diversi sentimenti...
c'è la tenerezza di una coccolona che vuole amore...ma questo desiderio purtroppo è accompagnato dalla paura...
Paura di un mondo dal quale non ha ricevuto nulla...almeno non di buono...
Quando l'abbiamo fatta uscire dal box, lei si è accucciata sul terreno...ed è rimasta lì, ferma...timorosa...
Per lei desideriamo qualcuno che quel timore lo cancelli...e faccia sì che nei suoi bellissimi occhi si possa leggere soltanto serenità...e la consapevolezza che non si è mai troppo vecchi per essere amati...














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La Leishmaniosi canina

Fino a pochi anni or sono la leishmaniosi era una malattia catalogata nel grande capitolo delle “patologie tropicali” in quanto diffusa prevalentemente nelle zone calde del globo. Con la tropicalizzazione del clima ha raggiunto, negli ultimi anni, anche le nostre latitudini. La malattia ha carattere zoonosico (zoonosi = malattia trasmissibile all’uomo) ma rappresenta un vero rischio solo nei soggetti immunodepressi (ad esempio i malati di HIV), limitandosi, nei soggetti sani,a semplici escoriazioni cutanee.

La leishmaniosi canina è una patologia causata da protozoi appartenenti al genere Leishmania (Leishmania infantumi). Per compiere il proprio ciclo biologico ed infettare soggetti sani, la Leishmania, necessita di un ospite intermedio, una piccola zanzara lunga in media 2-3 mm ed appartenente al genere Phlebotomum. L’insetto succhia il sangue di un animale infetto nel quale le leishmanie si presentano nella cosiddetta forma amastigote. All’interno dell’insetto vettore l’amastigote, in un periodo di tempo variabile da 4 a 20 giorni, si trasforma in promastigote che è la forma infettante che verrà trasmessa ad un altro soggetto a seguito della puntura della femmina di flebotomo. Una volta iniettato nell’animale il promastigote penetrerà all’interno dei macrofagi (cellule della linea reticolo istiocitaria) e qui si ri-trasfomermerà in amastigote ed inizierà a riprodursi in maniera esponenziale provocando la rottura della cellula ospite. In seguito gli amastigoti fuoriusciti andranno ad infettare altri macrofagi ripetendo più e più volte il processo di moltiplicazione.
La malattia ha un periodo di incubazione estremamente variabile da un minimo di 1 mese fino a svariati anni. Nel cane la Leishmaniosi si manifesta in forma generalizzata o viscero-cutanea con una maggior incidenza nei cani adulti (al di sopra di 1 anno di età) ma senza distinzione di razza o sesso. Indubbiamente i cani che vivono all’aperto sono maggiormente esposti al rischio di puntura da parte dell’insetto vettore e quindi al rischio di infezione.

Questa patologia raramente si presenta in forma acuta. Invece nella maggior parte dei casi il decorso è cronico con un quadro sintomatologica piuttosto vario ed incostante. I primi segnali che indicano la necessità della visita veterinaria sono: perdita di appetito, linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi) e lesioni cutanee. Sono soprattutto queste ultime a destare preoccupazione nel proprietario. In particolare, tra le tante manifestazioni a livello della cute, potremmo avere:

  • Rarefazione del pelo: soprattutto nella zona periorbitale (contorno occhi), padiglioni auricolari, sporgenze ossee (gomiti e anche), dorso del naso e base della coda
  • Eczema furfuraceo: ispessimento della cute che si presenta secca, grigia e spesso ricoperta di squame paracheratosiche biancastre e lamellari
  • Dermatosi ulcerativa: aree di cute ulcerata spesso localizzate proprio sulle sporgenze ossee simili a piaghe da decubito; anche il naso viene spesso interessato da questo tipo di lesione
  • Onicogrifosi: crescita abnorme delle unghie
  • Noduli cutanei

Inoltre a causa dell’immonodepressione causata dalla malattia si riscontra spesso un aggravamento delle lesioni cutanee causato da infezioni batteriche secondarie o parassitosi come rogna sarcoptica (scabbia) o rogna demodettica (rogna rossa).
Ad un esame più attento è possibile notare, a carico delle mucose, un colorito anemico dovuto al progressivo indebolimento dell’organismo o peggio ancora rosso scuro (in quest’ultimo spesso si rinviene la compromissione di fegato e rene) a volte associato ad ulcere, lesioni a carico degli occhi (cheratocongiuntivite, uveite o, a volte, panoftalmite), epatomegalia (ingrossamento del fegato, segno di danno epatico), splenomegalia (ingrossamento della milza), poliuria (urinazione frequente, segno di danno renale), edemi e versamenti cavitari (anche questi sintomo di compromissione renale ed epatica), polidipsia (sete continua), sofferenza osteo-artro-muscolare. Questi sintomi sono più o meno frequenti e non sempre compaiono tutti insieme.
All’esame ematologico i valori che più spesso si presentano alterati sono:

  • Ipergammaglobulinemia: innalzamento della curva elettroforetica nell’area delle gamma-globuline
  • Ipoalbuminemia (per danno renale ed epatico)
  • Anemia normocitica e normocromica (iporigenerativa)
  • Trombocitopenia (frequenti emorragie per carenza di piastrine)
  • Proteinuria, iperazotemia e ipercreatininemia (per danno renale)
  • Aumento degli enzimi epatici (per lesioni al fegato).

La diagnosi in genere viene effettuata mediante test sierologici su campioni di sangue (IFAT o ELISA) per la ricerca di anticorpi anti-leishmania o mediante PCR. E’ inoltre possibile effettuare anche l’esame parassitologico mediante colorazione di Giemsa su prelievo bioptico (linfonodale o midollare). Come esami complementari si possono effettuare l’elettroforesi delle proteine sieriche, l’esame emocromocitometrico, parametri renali (urea e creatinina), parametri epatici (ALT, AST, ALP).
La terapia risulta ancora oggi lunga, costosa e spesso inefficace. Purtroppo, nonostante gli innumerevoli studi condotti, non si è ancora arrivati alla sintesi di un farmaco rapido, efficace ed economico. La terapia di base consiste in somministrazioni di farmaci antimoniali, aminosidina ed allopurinolo. Il protocollo terapeutico ed i dosaggi vengono stabiliti, in genere, in maniera individuale per ogni paziente sulla base dei risultati delle analisi sopra indicate tenendo presente la funzionalità epatica e renale. Spesso si rende necessaria una terapia di sostegno soprattutto nei pazienti debilitati. Per la profilassi, a differenza di molte altre patologie, non esiste ancora un vaccino efficace per cui l’unico sistema attualmente valido è la lotta agli insetti vettori mediante l’applicazione direttamente sull’animale di antiparassitari e repellenti ad uso esterno. Anche la profilassi ambientale rappresenta un efficace sistema di lotta ai flebotomi praticando periodicamente la disinfestazione accurata di parchi e giardini, applicando trappole per gli insetti ed evitando accumuli di acqua stagnante.

Dr. Cristiano Papeschi


Filaria canina e felina

Sempre più animali domestici, soprattutto cani, sono colpiti dalla filariosi, una importante compromissione dell'apparato cardiocircolatorio, causato da microlarve, che può causare anche la morte dell'animale.
La malattia è prodotta dalla puntura di una zanzara che ha già punto un animale infetto ed è molto più frequente nei cani che non nei gatti, anche se questi ultimi possono esserne colpiti. Una recente indagine ha rivelato che, in alcune regioni italiane - quelle con clima caldo-umido -, la filaria colpisce il 70% dei cani. Una vera epidemia che si combatte solo ed esclusivamente vaccinando cani e gatti e ripetendo la vaccinazione ad intervalli regolari.

La filaria si sviluppa all'interno del sistema circolatorio dell'animale e diventa assai pericolosa quando le larve, diventate adulte, trovano il loro habitat ideale all'interno del muscolo cardiaco e nelle arterie polmonari.
Rendersi conto che il vostro cane (o gatto) è stato colpito da questa malattia, può non essere semplice perché la sintomatologia non è omogenea poiché dipende sia dal numero di larve presenti all'interno del cuore e dell'arteria polmonare, sia dal tempo trascorso dalla puntura della zanzara infetta. Inoltre il carattere dell'animale può mascherare la sintomatologia.
Infatti, in un cane sedentario e tranquillo i sintomi possono rimanere nascosti per anni, mentre in uno vivace - o in un cane da caccia - può evidenziarsi in modo chiaro e repentino.

E' comunque utile sapere che, se il vostro animale manifesta uno (o più) dei seguenti sintomi, è bene portarlo dal veterinario il quale, dopo un semplice prelievo del sangue, potrà diagnosticare o meno la malattia.

  • l'animale si stanca facilmente, corre malvolentieri e tende a fermarsi anche dopo una breve corsa
  • ha frequenti episodi di tosse anche persistenti che possono trasformarsi in conati di vomito
  • può avere episodi di svenimento

Bisogna ricordare che la filaria, senza terapia, porta alla morte; prima si interviene, più probabilità di fermare la malattia ci sono. Non sostituitevi al veterinario diagnosticando la stanchezza del vostro cane come un problema passeggero, dovuto a cause esterne, in questo caso è meglio essere apprensivi, piuttosto che minimizzare.
Una raccomandazione per chi ha un cucciolo di cane o di gatto: fate vaccinare il vostro animale fin da piccolo e ricordatevi dei richiami da effettuare entro il periodo che il vostro veterinario, vi consiglierà.

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RIFUGIO A.R.P.A.D.

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